Leone Pizzini

  

Voornaam:   Leone
Achternaam:   Pizzini
Nationaliteit:  Italië
Geslacht:  
Leeftijd:   71 jaar
Geboortedatum:   08-11-1948

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Voornaam:   Leone
Achternaam:   Pizzini
Nationaliteit:  Italië
Geslacht:  
Leeftijd:   71 jaar
Geboortedatum:   08-11-1948

 

 Bevoegdheden

Professional 1976-1980





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L'uomo che massaggiava Pantani

20 Luglio 2011 - di Alessandro Berti
Intervista approfondita sul ciclismo con Leone Pizzini, residente a Bussolengo, vincitore del Giro d'Italia dilettanti nel 1974 e massaggiatore di Pantani.

Come hai iniziato con il ciclismo? Relativamente tardi sui 22 anni perché prima ho giocato a calcio fino ai 18. Ho iniziato col ciclismo per aiutare mio fratello e poi mi sono inserito nei dilettanti. Ero forte in salita. Sono stato selezionato per partecipare al Giro d’Italia nel 1974 perché avevo già vinto qualche corsa. Alla prima tappa sono arrivato quarto e alla seconda tappa ero già in maglia riuscendo alla fine a conquistare il Giro d’Italia dilettanti e battere il temibile squadrone dei colombiani che si sono piazzati secondi, terzi e quarti. Ero un corridore da corse a tappe. L’anno dopo nel 1975 ho vinto in Val d’Aosta.

Hai tentato il salto nel professionismo? Dopo cinque anni di dilettantismo con la GBC nel 1976 ho provato il professionismo dove sono rimasto per cinque anni e ho smesso a 32 anni. Nel 1980 ho iniziato a fare il massaggiatore prima con la Regione Veneto poi con la nazionale di strada e pista con la quale abbiamo vinto le Olimpiadi a Barcellona nel 1992. Nel 1993 con Basso sono passato al professionismo e poi alla Carrera con Chiappucci e Pantani e alla Mercatone Uno con Garzelli. Nel 1998 è stato un anno fantastico perché abbiamo vinto il Tour de France e il Giro d’Italia con Pantani.

Qual è l’importanza del gregario, questa figura che si sente spesso nominare nel ciclismo? E’ fondamentale perché i gregari devono aiutare il capitano a raggiungere la vittoria che poi sarà di tutta la squadra. Aiutano a “tirare” il capitano, gli fanno da scudo per l’aria, se fora il capitano il gregario è pronto a dargli la bicicletta e quando vogliono andare in fuga fanno il cosiddetto “treno”. L’importante per il capitano è avere appunto una squadra forte che lo faccia arrivare fresco al termine della gara per la volata.

E invece il tuo ruolo di massaggiatore? Io inizio al mattino presto preparando la colazione, mentre la sera prepariamo i rifornimenti per la corsa del giorno dopo. Poi se serve prima di partire si spalma dell’olio sulle gambe dei ciclisti per riscaldare i muscoli. Alla sera sui camion ci sono da fare le lavatrici che poi portiamo direttamente in camera ai ciclisti. E’ una giornata durissima dal mattino alle 7 fino alla sera alle 11!

Da Pantani, Basso, Chiappucci, Garzelli, qualcuno aveva preferenze particolari? No, erano tutti molto semplici, si adattavano a tutto. Adesso le grandi squadre hanno il loro massaggiatore privato come Cavendish ad esempio. Loro non si comportavano da stelle e non ci hanno mai dato problemi.

Doping e ciclismo, dall’esterno sembra lo sport più controllato di tutti. E’ reale questa percezione vista anche dall’interno? Sì, perché tieni conto che se un ciclista è a casa e deve uscire, deve segnalarlo via mail perché se hanno un controllo devono essere sempre reperibili. Non possono quindi spostarsi senza preavvisi perché il controllo a sorpresa è sempre all’ordine del giorno. In più al termine di ogni gara il vincitore deve sottoporsi a controlli più altri quattro-cinque selezionati a caso.

C’è stato un aumento dei controlli negli ultimi anni, qualche evento che ha scatenato questa attitudine o il ciclismo è sempre stato così sotto controllo? Da qualche anno sono in effetti aumentati. Non possono prendere neanche un’aspirina fuori controllo. I controlli avendo a disposizione anche budget più alti, sono aumentati per cercare proprio di combattere il doping ed eliminarlo. Spesso però non sono i medici delle squadre, ma persone esterne che portano dentro sostanze proibite. Purtroppo c’è sempre qualcuno che ci casca. Ma appena si trova una sostanza, ne nasce un’altra. Soprattutto per la salute dei ciclisti stessi e per dare l’esempio a quelli più giovani, i controlli ora sono aumentati di gran lunga. Nel ciclismo è sempre una lotta continua, è massacrato da questa battaglia intensiva.

Quando un ciclista assume delle sostanze dopanti, c’è la possibilità che sia all’oscuro oppure c’è la consapevolezza dell’atto? No, c’è sempre consapevolezza. Adesso non è come una volta che poteva capitare con lo scambio di borracce oppure mettendo qualche sostanza nel cibo. Adesso sanno cosa prendono e loro in prima persona non accettano iniezioni sospette. Adesso non si può neanche portare in giro siringhe o flebo perché il rischio di incappare nel doping porta a pagare una grossa penale.

Qual era la marcia in più che aveva Pantani rispetto agli altri? Sicuramente l’agonismo, la determinazione e le doti di Madre Natura. La sua muscolatura era perfetta per scattare in salita. Nel 1999 l’hanno trovato con l’ematocrito alto a Madonna di Campiglio mentre stava vincendo il Giro. Il suo valore era oltre il limite e questo poteva essere causato dall’altura visto che i globuli rossi nel sangue aumentano. Lì c’era quindi il contrasto tra la condizione di altura e la possibile assunzione di doping ma non si sa se il livello si fosse alzato naturalmente. Cunego ad esempio avendo una sorta di anemia mediterranea ha i globuli rossi molto grossi quindi il suo livello è spesso al limite. E’ per questo che ha un certificato apposito. Inoltre dal 2007 esiste il passaporto biologico: ogni tre-quattro mesi i ciclisti devono mandare i propri dati e sono monitorati i livelli di emoglobina e altri parametri. Così i medici riescono a vedere se ci sono picchi sospetti.

Quali giovani vedi promettere bene in questo momento? Vedo bene il veronese di Isola della Scala Elia Viviani della Liquigas e Daniele Bennati, il velocista sempre della stessa squadra.

E adesso hai smesso o continui ancora? Continuo ancora nel professionismo, sono con la squadra De Rosa Flaminia e verso fine mese andiamo in Polonia. L’anno scorso abbiamo vinto con Ferrari ma quest’anno siamo ancora a secco. Posso dire di aver girato il mondo con il mio sport, Africa, America, Asia e visto che ho 63 anni e tengo, vado avanti!

http://www.ilbussolenghese.it/articoli/3580-l_uomo_che_massaggiava_pantani
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Alessandro Berti

Fotoalbum Leone Pizzini

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